
Una recente decisione del Tribunale di Cuneo apre nuove prospettive per le imprese in crisi che intendono cedere l’azienda in extremis.
La questione: cedere un’azienda in scadenza di composizione negoziata
Nel panorama del diritto d’impresa, la composizione negoziata della crisi è diventata uno strumento sempre più utilizzato per evitare il fallimento, favorendo accordi tra l’imprenditore e i creditori.
Tuttavia, resta un nodo critico: è possibile cedere l’azienda quando la composizione è ormai in scadenza?
Una recente sentenza del Tribunale di Cuneo ha affrontato il tema in modo innovativo, stabilendo che la richiesta di autorizzazione alla cessione può essere presentata anche in prossimità della scadenza del termine, purché l’istanza venga depositata prima della sua effettiva conclusione.
Questo principio, pur tecnico, ha implicazioni concrete e rilevanti per molte imprese in difficoltà che stanno valutando soluzioni rapide per preservare continuità aziendale e valore economico.
Il principio giuridico affermato
Il giudice ha chiarito che il deposito dell’istanza di autorizzazione (ai sensi dell’art. 22, comma 2, del D.Lgs. 14/2019) prima della scadenza del termine di durata della composizione negoziata è sufficiente per prolungarne gli effetti fino alla decisione del tribunale.
In altre parole:
se l’impresa presenta tempestivamente la richiesta di cessione, le trattative possono proseguire anche oltre la scadenza formale, evitando che il procedimento venga interrotto prima di portare a termine una soluzione potenzialmente salvifica.
Il tribunale sottolinea che l’obiettivo della normativa resta quello di favorire la continuità aziendale, non la mera liquidazione, e che il giudice deve verificare la coerenza della proposta con gli interessi dei creditori e la sostenibilità del progetto di cessione.
Perché la sentenza è importante per le imprese
La decisione rappresenta un precedente significativo per le aziende che si trovano in una fase avanzata di composizione negoziata e che, per ragioni operative o di mercato, devono concludere la cessione in tempi ristretti.
I vantaggi pratici sono evidenti:
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consente maggiore flessibilità temporale nelle trattative;
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evita la necessità di riaprire da zero la procedura;
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permette di salvare accordi complessi in fase di definizione.
Tuttavia, la sentenza richiama anche alla prudenza: non basta presentare la richiesta, occorre che l’operazione sia coerente con il piano industriale e che la cessione non si trasformi in un modo per eludere le regole della procedura.
Quando e come applicare questo principio
Questo orientamento può rivelarsi utile in situazioni come:
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cessione di rami d’azienda o asset strategici quando la negoziazione è in fase conclusiva;
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subentro di nuovi investitori o acquirenti individuati a ridosso della scadenza;
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casi in cui il tempo tecnico per formalizzare l’atto di vendita supera il termine previsto dalla procedura.
In tutti questi scenari, la presentazione dell’istanza entro la scadenza – anche se la decisione del tribunale avviene successivamente – consente di mantenere viva la procedura e concludere la transazione in modo regolare.
Implicazioni per consulenti e imprenditori
Per i professionisti che assistono aziende in crisi, questa decisione è un invito a gestire i tempi con precisione:
la finestra di manovra esiste, ma è stretta.
Serve una pianificazione attenta e una documentazione solida che dimostri la funzionalità della cessione alla tutela del valore aziendale.
Per gli imprenditori, invece, il messaggio è chiaro:
anche quando il tempo sembra scaduto, una soluzione può essere ancora percorribile, se impostata in modo trasparente e tempestivo.
Verso una giurisprudenza più flessibile
La pronuncia del Tribunale di Cuneo si inserisce in un contesto in cui la giurisprudenza sta cercando di rendere più elastici gli strumenti di gestione della crisi, privilegiando le soluzioni di continuità rispetto alle chiusure traumatiche.
È un segnale importante: la composizione negoziata non deve essere percepita come un percorso rigido e burocratico, ma come uno strumento dinamico per salvare imprese, posti di lavoro e valore economico.
La decisione apre una nuova interpretazione:
la scadenza formale non coincide necessariamente con la fine della possibilità di agire.
Se utilizzata correttamente, questa lettura può diventare un’arma in più per le imprese che vogliono reagire in extremis, evitando la disgregazione del patrimonio e salvaguardando la continuità produttiva.
È un passo avanti nella cultura della gestione attiva della crisi, che trasforma la normativa in uno strumento concreto al servizio dell’impresa, non in un vincolo formale destinato a soffocarla.
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