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Elkann e la nuova geografia dell’editoria italiana: tra strategie industriali e simboli culturali.

Un terremoto nel mondo dei media italiani

Il panorama dell’editoria italiana si prepara a un cambiamento epocale.
Secondo indiscrezioni sempre più solide, John Elkann sarebbe pronto a cedere la storica testata La Stampa, fondata a Torino nel 1867 e da decenni tra i principali quotidiani nazionali.

La trattativa, ormai nella fase decisiva, vedrebbe protagonista il gruppo NordEst Multimedia (Nem), realtà editoriale veneta già attiva in ambito giornalistico e multimediale, pronta a rilevare la proprietà dal gruppo Gedi, controllato da Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann.

L’operazione – stimata in un valore compreso tra 50 e 60 milioni di euro – rappresenterebbe non solo un trasferimento societario, ma un cambio di paradigma nella storia dell’informazione italiana.

Un nuovo editore per una testata storica

L’ingresso del gruppo veneto segnerebbe una svolta significativa: da un polo editoriale storicamente radicato a Torino si passerebbe a una gestione di matrice imprenditoriale legata al Nord-Est.
Un’operazione che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe garantire continuità editoriale e stabilità occupazionale, salvaguardando la sede e la produzione tipografica per almeno due anni.

Ma il vero nodo riguarda la direzione strategica del giornale: il nuovo assetto potrebbe orientare la testata verso una linea più territoriale, con un rafforzamento dei contenuti economici e d’impresa, e una progressiva digitalizzazione dei formati editoriali.

Un piano di dismissione più ampio

La vendita de La Stampa non sarebbe un episodio isolato.
Il gruppo Gedi, sotto la guida di Exor, starebbe valutando una ristrutturazione complessiva del comparto editoriale, che comprenderebbe anche Repubblica, l’HuffPost, le emittenti radiofoniche e la concessionaria pubblicitaria.

L’obiettivo potrebbe essere quello di concentrare le risorse in settori a maggiore redditività, come automotive, tecnologia e media digitali, dismettendo gradualmente gli asset tradizionali.
Un processo che segnerebbe la fine del legame diretto tra la famiglia Agnelli e l’editoria italiana, un rapporto che ha attraversato oltre un secolo di storia nazionale.

Cosa cambia per il mercato dell’informazione

La cessione di La Stampa apre una serie di scenari destinati a ridefinire il panorama mediatico del Paese:

  • Decentramento dell’informazione – il baricentro si sposta dal Piemonte al Veneto, segno di una nuova geografia economica in cui le imprese regionali assumono un ruolo sempre più rilevante.

  • Ritorno del capitale industriale nell’editoria – la stampa torna nelle mani di imprenditori privati, più legati alla logica del business che alla tradizione politica.

  • Sfida digitale e sostenibilità – i nuovi editori dovranno affrontare la trasformazione digitale, la perdita di copie cartacee e la necessità di nuovi modelli di ricavo.

  • Rischio di concentrazione – la razionalizzazione degli asset potrebbe ridurre la pluralità delle voci, accentuando la dipendenza dei giornali da pochi grandi gruppi regionali.

Il valore simbolico della notizia

Oltre ai numeri, la cessione di La Stampa ha un valore profondamente simbolico.
Per Torino, rappresenta la chiusura di un ciclo industriale e culturale, iniziato con la nascita della Fiat e proseguito per oltre un secolo nel segno della famiglia Agnelli.
Per l’Italia, segna l’inizio di una fase in cui il controllo dei media tradizionali si sposta verso nuovi attori economici, espressione di territori e capitali differenti.

Il passaggio da Exor a un gruppo come Nem può essere letto come la fine di un’editoria “patrimoniale” – in cui i quotidiani erano strumenti di influenza e prestigio – e l’avvento di un’editoria più aziendale, più digitale e orientata alla sostenibilità economica.


 

La probabile vendita de La Stampa non è solo una notizia di finanza.
È il riflesso di una trasformazione più ampia: quella dell’editoria italiana, che cambia volto e linguaggio, passando dalle famiglie storiche ai gruppi industriali emergenti.

In un’epoca in cui la credibilità dei media si misura con la trasparenza e la capacità di adattarsi al mondo digitale, la sfida sarà mantenere l’identità di una testata che, per oltre 150 anni, ha raccontato il Paese dal punto di vista di Torino.
Ora, quel racconto potrebbe continuare — ma con un accento veneto.